venerdì 2 settembre 2016

Riflessione di un badilante della Satira sulla vignetta di Charlie Hebdo


So di mettermi in un ginepraio e di graffiarmi coi rovi, fino al dissanguamento, ma il tema mi interessa, e molto, anche se il tacere, in questi casi, sarebbe, in situazioni diverse, un'opzione preferibile.
Mi espongo perché sento forte una puzza di bruciato, un desiderio di censura e di limitazione della libertà di espressione. Partiamo dai dati concreti: ecco la vignetta di Charlie Hebdo che ha creato il caso.




L'associazione Italia-Pasta è banale, d'accordo, ma il disegnatore francese “parla” prevalentemente ad un pubblico francese. E' uno stereotipo. La Satira non ne è esente, anzi.
Per attirare l'attenzione del lettore, spesso e volentieri, lo stereotipo è la via più semplice, la più immediata. Volete richiamare l'Italia e state parlando ai francesi, che cosa fate? Richiamate uno stereotipo che tutti possano riconoscere subito.
D'altronde , sfido chiunque a disegnare un francese presentandolo a un pubblico italiano senza ricorrere a qualche vieto stereotipo ( non gli mettiamo forse spesso un basco e i baffetti e gli facciamo dire : “Oui, je suis un tìp particolarment estrose?” Un francese, insomma, nel disegno non ha alcuna caratteristica che lo distingua da un italiano, a meno che non si ricorre a qualche “marca” caratterizzante nel linguaggio o nell'abbigliamento).
I due primi personaggi sono presentati chiaramente per creare qualche moto di solidarietà: non hanno un'aria allegra, tutt'altro: stanno soffrendo e sono in difficoltà. Non lo vedete? Io sì. 
L'elemento disturbante è l'ultima immagine.
Diciamo subito che molte vignette satiriche, a ridosso di avvenimenti di questo tipo, colpiscono, pesantemente e al di là delle intenzioni, chi è stato colpito direttamente. Ovviamente, fossi un parente, anche alla lontana, di chi è morto per il terremoto, mi indignerei , e non poco, a fronte della similitudine terremoto-lasagna ( farebbe il paio con quella spaghetti-P38 di un settimanale tedesco per descrivere il terrorismo italiano degli anni Settanta).
Ma la satira non è rivolta ai terremotati e spesso si occupa di avvenimenti che o sono distanti geograficamente o politicamente o storicamente: e chi non lo capisce non ha capito non solo la vignetta in oggetto, ma la satira in generale.
Forse non l'ho capita anch'io a pieno ( e certa satira, sappiate, utilizza volontariamente l'effetto “blur” per non far distinguere in modo chiaro il messaggio che vuole lanciare), ma mi sembra ovvio che nelle intenzioni del disegnatore vi sia l'obiettivo di mettere sotto il riflettore l'inadeguatezza del nostro sistema di prevenzione, la faciloneria con cui si mettono in atto sul territorio gli adeguamenti atti per limitare l'impatto degli effetti dei terremoti. Non siete forse tutti d'accordo?
L' errore del disegnatore è un altro: è quello, avendo sottovalutato l'effetto sfumato della vignetta, di aver prestato eccessivamente il fianco a interpretazioni malevole, quelle che spingono, guarda caso, alla censura e alle limitazioni della libertà della satira, anche da parte di chi ha mirato senza ritegno alla provocazione pura non nel campicello della satira politica, ma della politica in senso stretto. 
Elimino l'effetto “blur”, per evitare equivoci: sto parlando di Calderoli...e ho detto tutto! ;-)
arz62

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