giovedì 17 ottobre 2019

Fortnite: come indurre alla dipendenza i minorenni senza pagare pegno.



Lo sapete: nella mia attività su Internet sono al servizio dell'Educazione civica dal Basso.
Rompo assai, ma per poco tempo: il tempo della lettura di un post.
Sono venuto a sapere con raccapriccio che molti preadolescenti e adolescenti per giocare a Fortnite spendono dai 60 ai 1200 euro (e oltre).
Qualche pargolo si fa pagare dalla nonna il balletto più figo e l'armamentario di rito. Per la Comunione. Per la Cresima. I cartolai venditori di penne stilografiche piangono.
Confesso di non avere il gioco e quindi “relata refero”. Prendete tutto con le molle.
Sembra assodato, comunque, che il gioco induca alla compulsività e che spinga i minorenni a spendere quantità di denaro non indifferenti. Tutto ciò dovrebbe preoccupare. 
E preoccupa. I genitori più accorti cercano di allontanare il momento dell'installazione del gioco, ma, come ben si può vedere, ormai si parla di questo videogioco come una droga vera e propria: è desiderato ardentemente dalle fasce più giovani, che lo preferiscono ad ogni altra attività, costa assai, anche se inizialmente è del tutto gratuito, e crea una maledettissima dipendenza, spinta non solo dal meccanismo stesso del gioco, ma anche dallo spirito del gregge degli adepti.
Io sono ormai un vecchio babbione, tendenzialmente avviato al conservatorismo da chiusura aterosclerotica, ma temo che lamentarsi della ludopatia degli anziani che si mangiano mezza pensione, quando va bene, per giocare ai Gratta e vinci e al Bingo e non preoccuparsi per un'intera generazione, la più giovane e indifesa, che si sta avviando a una forma di dipendenza subdola, perché crea meno allarme sociale della cocaina e dell'eroina, sia un po' contraddittorio.
E' vero che l'arco delle dipendenze abbraccia quasi tutti gli esseri umani, ma insufflare nei piccini, per un meccanismo che è prettamente commerciale, il desiderio spasmodico dell'acquisto per un bene immateriale, gettando, com'è logico che sia, le premesse di quantità di sofferenza psichica non indifferente, senza che non ci sia una qualsiasi reazione da parte della società e del mondo politico, è ripugnante; tale tolleranza alle tossine di un mercato malato indica che Bauman ha forse ben individuato la liquidità della nostra società, ma non ne ha ben soppesato la consistenza dissenterica. Parlo alato, ma di cose basse, se non bassissime.

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