Gli aspetti del reale che stridono, la rivolta degli oggetti , delle cose e della lingua... Tutto ciò che dà quell'irritante sensazione di fastidio provocata dal gesso non spezzato sulla superficie nera della lavagna della nostra esistenza. Questo blog è una costola di http://improntedichina.blogspot.com/ Il sito è presente anche su Facebook: http://www.facebook.com/ImpronteDiChinaEGraffiDiGesso.Per il microfinanziamento dell'opera: https://paypal.me/arz62
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giovedì 25 luglio 2019
Pissi pissi bao bao: La regionalizzazione della scuola.
Lo sapete: mi piace scherzare e da anni mi occupo di satira. Non prendetemi troppo sul serio, dunque. Poiché ho il capo scarico, oggi mi do alla distopia scolastica. Orbene, ordunque. Se passasse la regionalizzazione della scuola, si potrebbe configurare questo scenario: docenti con la stessa anzianità e che hanno le stesse mansioni potranno avere stipendi diversi. Infatti, il passaggio (volontario per i vecchi docenti, obbligatorio per i neo-assunti) alla Regione comporterebbe un aumento di 400 euro mensili. Nulla da dire se i docenti che aderiranno alla proposta lavorassero più ore o rinunciassero a qualche garanzia di cui godono gli Statali, ma nel caso non ci fosse nulla di tutto ciò l'aumento salariale sarebbe dovuto solo all'accettazione di un progetto politico di parte. Insomma, i 400 euro si configurerebbero come una "stecca" per aver accettato la "regionalizzazione". Se si realizzerà questo progetto, sarà abbastanza ovvio che molti docenti, anche non schierati per le autonomie, non si faranno pregare per avere un'integrazione al loro stipendio che, com'è noto, non è particolarmente pingue. Chi non aderirà sarà qualche mosca bianca o forse rossa, facilmente individuabile. Il resto lo lascio alla vostra fantasia. Mi preparo atleticamente per evitare l' acchiappamosche!😜 P.S. Ovviamente qui non ho trattato la questione di un Paese che avrà scuole sempre più distanti tra loro, ancor più di oggi, come emerge dai dati INVALSI. Già ora a livello ministeriale si dice che un anno di scuola in Veneto equivale a due anni in Sicilia; si può presumere che la regionalizzazione non potrà che ampliare il divario già inaccettabile tra le scuole delle regioni ricche e quelle delle regioni più povere e deboli. Perché amalgamare dividendo è assai difficile.
sabato 22 giugno 2019
Pissi pissi bao bao: Fletto, ma non rifletto. Post severamente vietato a coloro che non vivono nel mondo della scuola.
Il Ministro dell'Istruzione pensa di assumere un tot di docenti di Scienze Motorie alla Primaria. Io non sono contrario: anzi. Sono da sempre un disciplinarista (in minoranza) e penso che non ci sia miglior insegnante di chi si sia formato in una specifica disciplina.
Purtroppo, da un trentennio si parla
diversamente nella scuola Primaria e Secondaria di Primo grado (accorpata alla Primaria dopo l'istituzione, a mio avviso
ferale, degli Istituti comprensivi).
Le discipline sono gabbie, le cui
sbarre devono essere abbattute. Ovviamente il modello finlandese è
lì a dimostrare che le discipline sono morte e il futuro e
nell'interdisciplinarità.
Per cui, per fare un esempio,
l'Informatica è materia in Italia sempre interdisciplinare. Nonostante le tre I di berlusconiana memoria.
Insomma, un Informatico vero per
insegnare l'Informatica è inutile e superfluo: l'informatica la
possono insegnare tutti. Ovviamente, è una scemenza, per chiunque
sappia di quel che si parla.
Non farà miglior sortita l' imminente istituzione delle ore di Educazione Civica che si sono sempre
insegnate alla meno peggio (ma con qualche competenza in Storia, il
che non guastava), utilizzando i docenti di Lettere nelle scuole
secondarie e nelle primarie da qualche maestra di buona volontà. Non
ci saranno docenti di Diritto ad occuparsi di una disciplina da tutti
ritenuta fondamentale oggi, ma gli insegnanti di buona volontà.
Ecco, de facto, ora l'unica disciplina
che ha bisogno di personale disciplinarmente formato sono le Scienze
Motorie (è solo un caso che il Ministro insegnasse Scienze Motorie?)
Il resto è paccottiglia.
Tremonti, quello che ha detto che con
la cultura non si mangia (ma ha smentito, eh!) aleggia sulla
superficie delle acque stagnanti dell'istruzione. E per aleggiare c'è bisogno di un buon
battito delle braccia che richiede esercizi specifici per
pettorali, bicipiti e tricipiti.
Il cervello, lo sanno tutti, lo
sanno anche gli studenti delle Medie, non è un muscolo.
Meglio non
esercitarlo troppo. Riflette, ma non si flette, perdinci!
martedì 26 marzo 2019
Pissi pissi bao bao. Post vietato, more solito, a chi non vive nel mondo della scuola.
Come ogni buon insegnante
ultracinquantenne sull'orlo del “burnout”, mi occuperò oggi di
una vicenda, in apparenza, irrilevante, ma che favorirà certamente la caduta in
depressione acuta di parte della classe insegnante e faciliterà
l'opinione pubblica a ritenere (a torto, e marcio, se non marcissimo)
la scuola, nel suo complesso, un problema marginale della società
per la banalità dell'argomento che si sta trattando.
Partiamo dalla cronaca: una scuola
primaria, la “Dal Verme” di Milano, ha deciso di monitorare, con
tanto di circolare interna, l'accesso ai bagni dei bambini.
Insomma, l'insegnante, ogniqualvolta
che il bambino andrà in bagno, dovrà apporre una ics su apposito
registro. Per controllarlo.
Giustamente la persona sensibile avrà
capito che una tale mostruosità, burocratica e illogica nel
contempo, è indotta da un problema contingente e reale. E non
sbaglia. Il dirigente specifica:
"A
volte ci sono problemi di disciplina. Alcuni bambini sporcano o
salgono sui water, spargono acqua e sapone sul pavimento. Ho deciso
di adottare questo provvedimento per tutelare innanzitutto i piccoli
e per verificare se, effettivamente, siano andati in bagno senza
rischiare di scivolare o farsi male...”
Orbene,
ordunque, nelle scuole primarie ci sono bambini che sporcano, salgono
sul water e spargono sapone e acqua in ogni dove.
Si
sa che fare la pipì e la popò è un momento intimo e che, nelle
emergenze, specie se si è piccoli e inesperti, si possono verificare
dei guai.
Il
bimbo accorto e educato, con un po' di vergogna, avverte, a casa,
mamma e papà (e lo fa, dopo un po' di esperienza): il risultato dei
suoi guai gastrointestinali è lì da vedere e non scompare con lo
schiocco delle dita.
A
scuola, dovrebbe avvisare il collaboratore scolastico e/o la maestra.
Oggi
non lo fa.
Ho
assistito, in qualità di responsabile di plesso, e insegno nelle
medie, a situazioni imbarazzantissime, da film dell'orrore: cacca
sparsa in ogni dove, carta igienica ammonticchiata in modo da
intasare anche il più pervio wc della scuola, assorbenti delle
fanciulle lanciati all'esterno delle finestre invece di essere
collocati negli appositi contenitori.
La
chiudo qui perché qualcuno non pensi che la descrizione di simili
fattacci sia una forma di perversione dello scrivente.
Perché
un bambino e un ragazzo tace quando combina simili guai? La risposta
più semplice è: se ne vergogna e vuole nascondere ciò che ha
fatto.
Forse
la situazione era tale un tempo.
Credo
che il bambino/ragazzo che si comporta così oggi non ragioni più
così. Il bagno è zona comune e chi lo frequenta sa che atti del
genere sono abituali. Si tratta, insomma, dell'effetto gregge al
contrario. Nei bagni pubblici il comportamento non è virtuoso, ma se così fan
tutti...Il bagno è res nullius, perché il concetto di bene pubblico
non viene insegnato a casuccia.
Sommate
l'abitudine di molti genitori di sopperire alle mancanze del bimbo,
anche quando è in grado di riparare al danno fatto, al posto suo e il quadro è completo.
Ed
ecco che la risposta isterica della scuola, come se fosse colpa sua,
risulta del tutto illogica, ma in linea con le richieste dei tempi: telecamere, rilevamenti, ics sui fogli.
Come se le telecamere, i
controlli assidui risolvessero il problema a monte: perché un
bambino si sente autorizzato a spandere merda nel bagnetto della
scuola e non nel bagnetto di casa sua?
Quale concetto gli ha infuso
la famiglia sul tema del bene pubblico?
E la chiudo qui per evitare un intervento a tal punto noioso da annoiare me stesso.
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