domenica 24 febbraio 2019

Ritorna "Pissi pissi bao bao". Cose di scuola (Severamente vietato a chi non si occupa di scuola).



Piccola osservazione oziosa e sicuramente inutile suscitata dall'episodio di Foligno (i cui contorni sono ancora oscuri e pertanto è bene che non si giudichi alla leggera) e dallo stimolo offerto da una mia amica che ha vissuto un “esperimento sociale” nella classe di sua figlia (ma era una terza liceo, eh!).
Va molto di moda anche a scuola la proposta di questi esperimenti per veicolare alcuni contenuti educativi. Tutto ciò prevede, innanzi tutto, un coinvolgimento emotivo. Cosa e buona e giusta, perché si sa che, in particolare a una certa età, la lezione frontale ha l'unico effetto di provocare non solo sbadigli, il che sarebbe il meno, ma, da quel che dicono pedagoghi e psicologi, anche un impatto nullo sull'apprendimento.
L'idea, quindi, è quella di presentare, e lo si fa anche con un pubblico adulto, un contenuto a forte valenza emotiva (un filmato, una simulazione, un'attività le cui ragioni si scoprano piano piano e di cui i partecipanti siano all'inizio dell'esperimento all'oscuro) e poi attraverso la riflessione e la discussione veicolare concetti specifici e/o promuovere nuove sensibilità su alcune tematiche.
Il docente esperto sa, dovrebbe sapere... , come valutare l'impatto emotivo, anche se non può prevederne tutti gli effetti: ad esempio, far vedere un filmato in cui un tossicodipendente si droga endovena e passa la siringa al suo compagno di sventura , ad esempio, ha sicuramente un impatto visivo-emotivo (e non lo si presenta a ragazzini delle Medie), ma anche in una quinta liceale ci sarà chi non reggerà l'immagine cruda e si sentirà male.
Valutare il contenuto, insomma, non è sempre facile e le variabili da considerare sono molte: il grado di maturità della classe, la presenza di allievi con determinate problematiche, l'opportunità dei contenuti, il legame con il programma stabilito ad inizio anno e, non ultimo, la capacità di contenere l'impatto dell'esperienza da parte del docente.
L'insegnante sa di muoversi in una cristalleria, il che comporta sempre qualche rischio. Ma chi non risica non rosica e tenere lontani, in particolare i ragazzi più grandi, da alcune tematiche, per paura delle eventuali conseguenze, lasciando che questi ultimi si informino in modo disordinato solo nel Mare magnum di Internet non va bene lo stesso. E, per fare un esempio umoristico (e mi compete), sarebbe come delegare l'educazione sessuale degli adolescenti alla visione di YouPorn per evitare che qualche genitore si lamenti con voi perché avete parlato di contraccettivi nella vostra classe.
Quel che temo, però, è , per via indiretta, la suggestione di Internet sui docenti più giovani.
Gli “esperimenti sociali” sono all'ordine del giorno su Facebook e alla fine del filmatino è ovvio che molti pensino: “Che forte! Sarebbe bello farlo in classe!”
In questi casi è meglio dar retta agli psicologi esperti: spingere troppo sul versante emotivo, quando non si sanno gestire gli effetti, dovrebbe indurre a una notevole prudenza. Quando c'è un rischio di destabilizzare il paziente, tra l'altro, gli psicologi sono obbligati a far firmare il cosiddetto consenso informato.
Ammesso e non concesso che l'episodio di Foligno sia stato un esperimento sociale, umiliare un bambino e isolarlo dagli altri, tenendolo all'oscuro di ciò che si intende fare, anche se il fine fosse stato quello di veicolare il concetto che la segregazione è un male, equivale all'operazione del chirurgo che si ostini a voler trapiantare il cuore ad un paziente senza anestesia e con un coltello da cucina come strumento di incisione. Anche se l'operazione riuscisse, il paziente sarebbe in qualsiasi caso morto. Capire il nesso di causalità fa parte della base obbligatoria richiesta ad un docente. Insomma non basta l'analisi grammaticale dell'insegnamento, ma è necessario approfondirne anche l'analisi logica e del periodo.
arz©

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