domenica 10 febbraio 2019

Il populismo che si guarda allo specchio e non si vede.





Per inquinare i pozzi hanno dovuto inquinare il linguaggio.

Si è partiti con i “fascisti rossi”, perché dar dei “Comunisti” agli avversari politici non sembrava abbastanza offensivo: molti di loro ne erano fieri.
Spesso (ma non sempre: c'erano anche i fuoriusciti che si sentivano traditi dal PCI ed erano antifascisti) l'epiteto veniva utilizzato da chi aveva qualche simpatia per il fascismo delle “cose buone” e magari aveva collocato il busto del Mascellone in salotto.
Perché l'offesa non era nella parola “fascisti”, ma nell'aggettivo “rossi”. Ma quale offesa maggiore per un “rosso” che essere definito “fascista”?
Ora Belpietro usa il termine “collaborazionisti”. Sappiamo tutti chi fossero i “collaborazionisti”.
Ora il direttore de "La verità" onora del titolo coloro che appoggiano Adolf Hitler Macron, non coloro che hanno soffiato e soffiano sul malcontento per favorire l'estremismo di Destra xenofobo, negazionista e paranazista.
Insomma , è la solita abitudine di coloro che appartengono ai movimenti populisti di attribuire agli altri i propri difetti strutturali (dove l'ho letto? Barthes? Eco?)
Pierre Poujade non è mai morto.
Un altro semplice esempio?
“Razzisti all'incontrario”, rivolto dai razzisti DOC agli antirazzisti per sottolineare una presunta discriminazione nei confronti dei bianchi.
De hoc satis, populisti comunisti statalisti! ;-)
arz©

Nessun commento:

Posta un commento

Translate