sabato 5 maggio 2012

La beotitudine che avanza


Purtroppo, duole far notare che i concittadini del sequestratore a mano armata di Romano di Lombardia è difeso, a mano virtualmente armata, dai suoi concittadini.
Ovviamente per gli ingenui di sempre la colpa è dello Stato. Loro, i predicatori del libero mercato che fino a un annetto fa avrebbero detto , senza tema di smentita, che chi è competitivo se la cava e chi non se la cava è destinato giustamente all'oblio perché , scusatemi l'espressione, ma fa parte del loro linguaggio, è una mezza sega o un fannullone o un incapace, improvvisamente, miracolosamente si accorgono che il mercato ( anzi il Mercato), non è sempre così generoso anche nei confronti dei meritevoli. Martinelli, il sequestratore, si sveglia alle cinque del mattino ed è , a loro avviso, un esempio di buon lavoratore. Si sarà svegliato anche all'alba, ma il mercato, anzi il Mercato, evidentemente non l'ha trovato così bravo, competitivo e preparato per premiarlo. In questi casi, bisogna che il ragionamento segua l'indissolubile legame causa-effetto: insomma, se Martinelli ha cumulato debiti, il Mercato lo ha evidentemente giudicato una mezza sega e l'ha forse condannato ad un'azione che, ne sono convinto, non avrebbe voluto fare, ma che nella logica beota dei padani che si sono impasticcati con la parola sacra "Libero Mercato" fino a pochi giorni fa non dovrebbe avere alcuna giustificazione.
Invece di prendersela con l'idea malsana che la manina invisibile che premia i meritevoli (quali e di quale stazza poi?) sia infallibile, è più facile, per molti, ancora prendersela con lo Stato e con le Tasse.
E' un film già visto (è lo stesso da vent'anni) e la beotitudine avanza. Come prima. Più di prima.
La solidarietà verso i disperati , sia chiaro, andrebbe coltivata sempre, ma quando è rivolta, ideologicamente, solo verso una parte (gli imprenditori, i commercianti) ed è pervicacemente dimentica delle sofferenze altrui in centomila altre occasioni ( disoccupati , precari, immigrati ad esempio) è destinata, giustamente, ad essiccarsi.
                                                                                                                                              arz©
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