lunedì 17 novembre 2014

Il nuovo sorriso della Lega.


Quando ho visto il manifesto, non volevo crederci. Nel mio immaginario ( ammetto di essere un po' prevenuto) i Leghisti hanno sempre la bava alla bocca ( al massimo, nella versione bonaria, nell'atto di aggredire una salamella).
Nella loro ottica, c'è sempre stato qualcuno da accusare di tutti i mali del mondo e per farlo bisogna, giocoforza, digrignare i denti. 
Facciamo una rapida carrellata?
Prima i meridionali, poi gli albanesi, poi i cinesi, poi gli immigrati clandestini, infine, in graduato climax, i Rom.
Se c'è un popolo che non ha fatto i conti con la propria pochezza ( che è quella di tutti, sia chiaro, comprese le vittime dei loro strali) è il popolo leghista. Non so da dove venga questo loro connaturato senso di superiorità; temo che venga , e scusate la psicologia d'accatto, da un profondo senso di inferiorità, quello di un popolo che non ha avuto facilmente voce in passato, perché schiacciato un tempo dal senso di inadeguatezza di chi doveva confrontarsi senz'armi con chiunque avesse uno straccio di cultura.
Ora che il senso di colpa si è attenuato ( non perché sia migliorata la loro cultura, ma perché è peggiorata, e di molto, quella dei loro interlocutori), possono parlare, urlare e prendersela con chiunque, pur mantenendo il vittimismo di chi ha subito un continuo sopruso nel corso della propria vita.
Salvini, che come ho già scritto non è un cretino, sa che alla lunga, però, gli urlatori spaventano l'elettorato moderato. 
E ora , sfoderando un sorriso pacioso dal suo manifesto, chiama a raccolta i suoi; questi, col sorriso sulle labbra, inneggeranno a nuovi Olocausti e a nuovi stermini. 
Non basterà, ahimè, il bianco dei denti a coprire il profondo nero del loro livore.
arz

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