mercoledì 5 novembre 2014

Requiem per la scuola

Lavoro nella scuola. Mi sono sempre battuto per la scuola pubblica: ci ho creduto e ho investito molte energie perché funzionasse, anche se non so, e lo dico con tutta sincerità, con quali risultati (forse pessimi, sia chiaro: saranno comunque altri a valutare). 
Ho constatato, e l'ho espresso pubblicamente ( non ci voleva nessun sociologo per confermarlo), che , nell'era berlusconiana, la scuola stava subendo un lento garrotamento: asfissia dei fondi, tagli costanti e feroci e , innanzi tutto, discredito programmato sull'istituzione.
Ora, parlando con i colleghi, in piena era renziana, sull'onda di quell'afflato evidentemente inutile che si autoproclama investimento per la “Buona scuola”, percepisco un altro vento: loro stessi, i dipendenti pubblici, non credono più nell'istituzione in cui lavorano.
La frase tipica, mi si scusi la costruzione enfatica, è : “Mio figlio non lo manderei in questa scuola”. La marea di problemi ( sociali, psicologici, didattici etc....) li sta investendo come un'onda di piena e si sentono soli. Sono colleghi di una certa età, sia chiaro, e ora non voglio giudicarli.
I loro figli sono già laureati e molti già lavorano: questi colleghi non hanno più figli giovinetti da mandare al macello e, tra l'altro, la maggior parte dei loro pargoli ha frequentato scuole private; la loro disillusione, quindi, ha radici antiche e, forse, in tempi non sospetti, non tutte nobili. 

Hanno, in qualsiasi caso, scampato il pericolo e ne sono felici.
Il sintomo, però, è evidente: il corpo della scuola sta consumando le ultime proteine e le sta richiedendo al proprio apparato muscolare.
Si chiama cachessia, il preludio di una morte. Non bella sia chiaro: il contrario di un'eutanasia
. arz

2 commenti:

  1. Ed è esattamente quello che i nostri politici hanno sempre perseguito!
    Le nostre proteine stanno finendo!

    Ciao.

    http://scuolazeropuntozero.blogspot.it/

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  2. Obiettivo minimo raggiunto ;-)

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